29/11/2010

Baciamo le mani

                                       BACIAMO LE MANI

baciamo.jpgAGLI SPECULATORI

Una volta il quotidiano economico Sole24Ore era l’organo ufficiale della Confindustria, l’associazione più importante tra quelle che rappresentano il mondo dell’imprenditoria italiana. Deve essere cambiato repentinamente qualcosa.

Chiunque abbia assistito ad una riunione di imprenditori sui temi riguardanti gli interessi strategici del settore, non solo nella prospettiva nazionale, ha sentito in tante occasioni ogni genere di invettiva contro il mondo della finanza e gli speculatori in particolare. L’argomento di base è molto semplice: imprenditori e lavoratori dipendenti danno ogni energia per produrre ed essere competitivi e le banche, molto spesso, si procurano lauti guadagni fornendo per giunta scarsi servizi pagati a caro prezzo; gli speculatori fanno di peggio, perché sono coloro che provocano la morte degli organismi di cui sono parassiti in una prospettiva egoistica e socialmente dannosa. La storia recente, anche italiana, è ricca di episodi di questo genere che hanno anche determinato la desertificare di interi settori produttivi, con gravi danni per molti ed utili non meritati e non sudati per pochi. Alcuni nomi di speculatori, più volte citati in questo giornale, sono diventati famosi a livello internazionale ed hanno anche conseguito una certa fama, per le ricchezze accumulate e per il metodo con il quale strozzano le vittime, servendosi della sciarpa di seta, ovvero della creazione artificiale e dell’esasperazione del debito.

Avrà quindi destato un certo stupore la lettura di un editoriale del giallo quotidiano della Confindustria, nella giornata di giovedì scorso, a firma Luigi Zingales. Il titolo appare decisamente minaccioso: “Speculatori vil razza dannata (ma utile)”.  Non si tratta di una provocazione ma, evidentemente, di una linea editoriale. Il titolo  rappresenta l’esatto preludio ad una incredibile esaltazione di una categoria tra le meno amate, almeno da qualche millennio. L’editorialista, che insegna imprenditorialità e finanza all’Università di Chicago, una delle centrali del pensiero liberal-iberista internazionale, propone alcune riflessioni che superano l’audacia dei più cinici tra i cosiddetti “signori dell’universo”. “Nell’immaginario collettivo (e in quello della stragrande maggioranza dei politici europei) –scrive Zingales- gli speculatori finanziari, specie quelli che scommettono al ribasso, sono degli dèi onnipotenti e malvagi, che con le loro volubili opinioni condizionano la vita di milioni di individui. Si riuniscono in circoli segreti nei grattacieli di Manhattan e decidono arbitrariamente l’identità delle loro vittime. Quando si avventano, come un branco di lupi, sulla preda indifesa, questa non ha più scampo.”  Sembra in effetti una pagina di storia di questi ultimi anni, testimoniata da molte carte processuali, da racconti diretti anche dei protagonisti e, purtroppo, subita da tanti paesi sulla propria pelle.  Zingales però rovescia la tesi, ma lo fa in modo strano, con un tono che non piacerà neppure agli stessi giganti della speculazione.

Egli sostiene che “gli speculatori sono persone pavide” e descrive la tecnica di una operazione cosiddetta di scuola,  “al ribasso”. I timorosi protagonisti di tante vicende che hanno rovinato intere economie nazionali, sono molto prudenti e non hanno la dignitosa ferocia di un branco di lupi che uccide le prede, ma piuttosto l’atteggiamento è quello delle iene che dilaniano i cadaveri o, al massimo, si avventano sui moribondi.

Sostanzialmente i “meritevoli” e pavidi speculatori, che qualche volta vanno persino in perdita nelle loro scommesse sulle (procurate) disgrazie altrui, svolgono una funzione di stampo darwiniano, favorendo l’affermarsi della legge del più forte. La speculazione non attacca mai, ad esempio, i paesi forti.  Si accanisce invece su quelli già in crisi o che mostrano la propria fragilità.

Questi rapinatori timidi ed “utili” della finanza stanno facendo sentire le unghie rapaci all’Irlanda ma, ad avviso di Zingales, sono sul punto di avventarsi sul piccolo Portogallo ma, subito dopo, si capirà che il più debole è la Spagna e il suo destino potrebbe essere segnato. Madrid è tanto simile a Roma che, per quest’ultima, basta un potente raffreddore, sotto forma di crisi di governo, per determinare effetti esiziali.

Forse è proprio dopo essere venuto a conoscenza delle “originali” teorie da etica del selvaggio West che Zapatero ha deciso di organizzare uno speciale servizio segreto proprio per combattere la speculazione. Non ha capito le teorie sulla bontà degli incursori della finanza che, sostanzialmente, svolgerebbero la funzione degli spazzini o, per adoperare un termine in voga, quella dei rottama tori delle economie decotte e di quelle già sofferenti alle quali si limitano a dare un pietoso colpo di grazia. Scherziamo, ovviamente, ma le tesi di Zingales, così paradossali, sembrano effettivamente rappresentare la faccia oscura di una realtà in cui l’etica appare declinare drammaticamente.

Questi benefattori scommettono e corrono persino qualche rischio ma, su questo non vi sono dubbi, si appropriano senza lavorare, della ricchezza prodotta da altri e determinano catastrofi che affamano interi popoli. Saranno anche gli eroi di Zingales ma noi siamo più convinti della loro vicinanza  allo sciacallo.

La Bank for International Settlements  (Bis) di Basilea, che è una sorta di banca delle banche centrali, ha diffuso il rapporto triennale sul mercato dei cosiddetti derivati affidati alla contrattazione libera degli operatori internazionali. I dati  dell’organismo internazionale, che rendono conto dell’andamento di questo settore fino alla fine del mese di giugno 2010, dimostrano che il mercato mondiale degli Otc (Over-the-counter) non regolati dalle istituzioni, ammonta a 582.655 miliardi di dollari rispetto ai 507.907 dell’anno precedente.  Tutto questo malgrado la consapevolezza che i derivati sono stati tra i principali responsabili della crisi globale e, per quanto riguarda l’Italia, hanno contribuito ad indebitare migliaia di enti locali, grandi e piccoli, che hanno pensato di poter fare affari con lo sciacallo.

Per avere una idea dell’importanza di ciò di cui stiamo parlando, riportiamo una valutazione recente di Borsa&Mercati che esiste una massa speculativa di titoli Otc più grande di 8,5 volte il valore di tutta l’umanità che si calcola ammonti, come Pil globale, a 69.980 miliardi di dollari. Ricchezze che non vanno certo a lenire le sofferenze e la fame dei popoli poveri.

Non è caso che, in questo clima di sabotaggio nazionale, si parli poco della proposta di Berlusconi al recente G20 di Seul che prevede il divieto dei future sul petrolio ed un innalzamento dei versamenti che vanno dal 50% in su. Colpire la speculazione nel suo punto più sensibile: le tasche. Come per la mafia.

Vincenzo Centorame

19:49 Scritto da: centorame | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: centorame, abruzzo, linea, pescara | OKNOtizie |  Facebook

Commenti

Complimenti, sacrosante parole.Continui così
p.s. perchè non pubblica più articoli sul suo blog? grazie Piero

Scritto da: Piero | 30/11/2010

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